mercoledì 17 dicembre 2008

(Ipotesi per una newsletter)

C'è una Street Art che vira decisa verso il green in questo avvio di millennio. Niente più impopolari bombolette spray nascoste nella manica della giacca, l'esempio lo dà Edina Tokodi (http://www.inhabitat.com/2007/10/24/urban-moss-graffiti-by-edina-tokodi/, artista newyorkese che “imbratta” i muri del suo quartiere con figure animali di muschio, compiendo poi periodici giri di manutenzione per la cura dei suoi graffiti verdi.

Eco graffiti che si ritrovano anche nei lavori di Anna Garforth (http://www.crosshatchling.co.uk/ ) dove la materia è solo erba: erba che cresce sui muri, erba incollata con un composto di yogurt e zucchero, erba in forma di parole per un nascente movimento chiamato Mossanger (Moss: muschio, Messenger: messaggero).

Se poi il bisogno di segnare gli spazi pubblici è davvero impellente, esiste sempre la possibilità di scrivere sui muri con degli stancil a base di fango. Ecco come prepararseli da soli, a casa: http://mudstencils.wordpress.com/category/how-to-do-it/

Ma la vera rottura del paradigma: Street Art = Muri Sporchi la garantisce il lavoro di Moose (http://www.neatorama.com/2006/09/13/soap-not-spray-can-reverse-graffiti-art/), artista inglese che ribalta completamente i rapporti di forza. Agendo su muri inquinati ha creato il Graffito Reverse: non aggiunge ma toglie, elimina lo sporco creando la sua opera in chiaro su scuro. Numerosi brand come Smirnoff gli hanno commissionato lavori sui muri di Londra.

Stessa tecnica anche per il brasiliano Orion (http://eyeteeth.blogspot.com/2006/11/inverse-pollution-art.html) che ha “disegnato” con la tecnica dell'”Invers Pullution Art” le gallerie metropolitane di San Paolo.

Un grande vantaggio? Con questa tecnica nessuna autorità può perseguirvi.

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