INIZIATIVA REPUBBLICA.IT-WWF
Come ridurre i consumi della lavatrice e dello scaldabagno? Le pompe di calore fanno davvero risparmiare? Massimiliano Varriale risponde ai tanti quesiti dei nostri lettori

ROMA - Fresco d'estate e caldo d'inverno: ormai non possiamo e non vogliamo più farne a meno, ma questo comfort ha un forte costo sia per noi che per l'ambiente. L'esperto del Wwf Massimiliano Varriale chiarisce i dubbi espressi in molte mail arrivate in redazione sulle scelte più vantaggiose e sostenbili. Potete comunque continuare a spedire ancora i vostri quesiti su risparmio energetico in casa e gestione dei rifiuti spedendoli via posta elettronica all'indirizzo email2.
Potendolo fare, si risparmierebbe sul consumo della lavatrice caricandola direttamente con acqua calda presa dal rubinetto del bagno anziché con acqua fredda. Considerando poi una media di 5 lavatrici la settimana, è possibile dire se il risparmio sarebbe o meno significativo?
Il suo è un ottimo ragionamento. Le lavatrici (ma anche le lavastoviglie) consumano infatti la massima quantità di energia proprio per riscaldare l'acqua, portandola dalla temperatura di acquedotto a quella che impostiamo col programma di lavaggio; solo una quantità assai più modesta di energia è impiegata per azionare il motore elettrico. Per ovviare a tale inconveniente, e migliorare le prestazioni energetiche di questi elettrodomestici, alcuni apparecchi in commercio dispongono di doppio attacco, ossia sono stati progettati non solo per ricevere l'acqua fredda ma dispongono anche di un secondo ingresso per l'acqua calda. Le lavatrici e le lavastoviglie che possono essere alimentate direttamente con l'acqua calda, prodotta da una caldaia a gas e/o da pannelli solari termici, forniscono una soluzione è estremamente vantaggiosa, tanto in termini ambientali quanto di bolletta energetica grazie alla notevole riduzione dei consumi di elettricità (quelli provocati dalla resistenza elettrica che ha il gravoso compito di riscaldare l'acqua all'interno della lavatrice). Peraltro, la possibilità di usare direttamente acqua calda consente di ridurre gli stessi tempi di lavaggio.
Purtroppo, ancora oggi, in Italia i modelli di lavatrice e lavastoviglie dotati del doppio attacco (acqua calda/acqua fredda) risultano poco diffusi e conosciuti, a differenza di quanto avviene in diversi altri paesi della stessa Unione Europea. Volendo quantificare i benefici ambientali ed economici dell'impiego di lavatrici a doppio attacco potremmo ipotizzare che queste permettano una riduzione dei consumi (legati all'utilizzo di questi apparecchi) dell'ordine del 50% o superiore. Oltre a ciò, sempre per restare sui dati di quanto sia possibile risparmiare su tali elettrodomestici occorre, però, non perdere di vista quanto pesi la classe di efficienza energetica degli apparecchi.
Il signor Luigi Cavaliere e diversi altri lettori ci hanno rivolto domande sull'attendibilità della pubblicità sull'efficienza energetica dei condizionatori a pompa di calore e più in generale su quale sia la più conveniente e la più ambientalmente sostenibile tra le diverse soluzioni per riscaldare e raffrescare un'abitazione. In questa risposta vengono affrontati tutti i dubbi espressi.
La questione è un po' più complessa di come certe aziende tendono a descriverla e giustamente vanno considerate tutte le fasi della filiera. Sono peraltro diverse le variabili che entrano in gioco e che dovrebbero essere considerate al fine di operare scelte corrette sul tipo di impianto di riscaldamento (e magari di raffrescamento) da adottare: ad esempio va tenuto conto del tipo di edifico che stiamo esaminando, come questo è stato costruito (tipo di materiali, spessore delle murature, caratteristiche dei materiali isolanti, sempre che questi siano stati usati, ecc...), tipologia di impianti di riscaldamento già presenti, possibilità di interventi strutturali, localizzazione e modalità di utilizzo dell'edificio, ecc.

Fatte queste brevissime considerazioni preliminari, occorre dire che le pompe di calore sono macchine efficienti, capaci di trasferire calore da un "ambiente" a temperatura più bassa (come potrebbe essere l'acqua presente nel sottosuolo o anche quella superficiale, o l'aria o il terreno) a uno a temperatura più alta (aria o acqua che sia). Il loro principio di funzionamento è di fatto simile a quello dei frigoriferi. Questo richiede ovviamente energia, dal momento che il calore naturalmente tende a passare dai corpi più caldi a quelli più freddi, come la fisica ci insegna. L'energia impiegata per far funzionare le pompe di calore è prevalentemente elettrica (pompe di calore elettriche); esistono però anche le pompe ad assorbimento di calore che impiegano gas.
Il vantaggio nell'uso delle pompe di calore deriva dalla loro capacità di fornire più energia (sotto forma di calore) di quella impiegata per il loro funzionamento in quanto estraggono (ossia sfruttano) il calore dall'ambiente esterno (aria o acqua che sia). L'efficienza di una pompa di calore è misurata dal coefficiente di prestazione indicato con la sigla C. O. P. (Coefficient Of Performance) che indica il rapporto tra l'energia prodotta (calore ceduto all'ambiente da riscaldare) e l'energia (elettrica) consumata per far funzionare la macchina. L'efficienza di una pompa di calore, nel funzionamento a freddo è misurata dall'Indice di Efficienza Elettrica EER (Energy Efficiency Ratio), Il C. O. P. è variabile a seconda del tipo di pompa di calore e delle condizioni di funzionamento e dovrebbe avere valori sempre superiori a 2,5. Questo vuol dire che per 1 kWh di energia elettrica consumato, fornirà almeno 2,5 kWh di calore al mezzo da riscaldare.
Le pompe di calore possono trovare applicazione nella climatizzazione degli ambienti nel settore residenziale, terziario e industriale, in alternativa ai sistemi convenzionali composti da caldaia più sistemi di raffrescamento. La stessa macchina, infatti, mediante una semplice valvola d'inversione, è in grado di scambiare tra loro le funzioni dell'evaporatore e del condensatore, fornendo così calore in inverno e fresco in estate (tipo reversibile). L'applicazione delle pompe di calore nella climatizzazione ambientale (riscaldamento e raffrescamento) può essere economicamente conveniente poiché comporta un minor tempo di ammortamento dell'impianto grazie ai maggiori risparmi sui costi energetici e al fatto di dover ricorrere a un unico impianto per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo.
La pompa di calore può essere utilizzata anche per la sola produzione di calore, per il riscaldamento degli ambienti, ma in questi casi vanno attentamente valutati aspetti gli economici e ambientali, confrontandoli con altri sistemi ad alta efficienza energetica quali, ad esempio, le caldaie a condensazione.
Una particolare tipologia di pompa di calore, assai interessante dal punto di vista energetico e ambientale, è quella geotermica capace di ricavare l'energia necessaria per il riscaldamento/raffrescamento attraverso l'acqua di falda o il terreno. Le pompe di calore geotermiche traggono vantaggio dal fatto che a poche decine di metri di profondità le temperature sono relativamente costanti durante tutto l'arco dell'anno. Ciò permette, di fatto, in inverno di recuperare calore per riscaldare un edificio e in estate di cedere calore per raffrescarlo. Questo scambio di calore avviene attraverso l'impiego delle sonde geotermiche abbinate a pompe di calore, che possono essere alimentate da energia elettrica o da gas metano. Nelle pompe di calore geotermiche l'energia immagazzinata nel sottosuolo è convertita in calore con rapporti che possono risultare estremamente vantaggiosi: per ogni unità di energia elettrica fornita si possono arrivare ad avere anche 4-5 unità di energia termica.
Alla luce delle precedenti considerazioni, e non solo, la risposta, su quale sia la soluzione migliore per riscaldare un appartamento, non può essere univoca e deve necessariamente tenere conto di una serie di variabili. Oggi più che in passato, infatti, si tende (correttamente) a considerare l'insieme "edificio-impianto" come un tutt'uno sul quale occorre intervenire in modo sinergico e dove non è detto che per conseguire le migliori condizioni di confort termico occorra agire sull'impiantistica ma, piuttosto, sui sistemi di isolamento.
Trattando il tema dell'energia con i miei alunni di scuola media, abbiamo raccolto le abitudini delle loro famiglie sul risparmio energetico. Mi sono trovata in difficoltà su un punto per il quale gli orientamenti e le convinzioni delle famiglie divergono, e chiedo a voi: qual è il modo migliore di utilizzare lo scaldabagno per evitare inutili consumi energetici?
Rosa Montalbano
Per una risposta puntuale sarebbe innanzi tutto importante capire se stiamo parlando di scaldabagni (scalda acqua) elettrici o a gas: si tratta, infatti, di due tipologie di impianti profondamente differenti e con performance energetiche assolutamente non equiparabili. Ancora oggi in Italia gli scaldabagni elettrici (boiler) rappresentano tra gli apparecchi che maggiormente pesano sui consumi elettrici nazionali. Recentemente si stimava che in Italia ci fossero circa 8 milioni di boiler elettrici, responsabili del consumo annuo di quasi 11 miliardi di kWh. Ossia l'energia prodotta, ogni anno, da una centrale della potenza (elettrica) di 1.600 MW.
Peraltro usare energia elettrica per riscaldare l'acqua, corrisponde a un vero e proprio massacro termodinamico: in pratica bruciamo combustibili fossili (che causano emissioni di gas climalteranti e inquinanti) in grandi centrali termoelettriche, del calore prodotto, ad alta temperatura, solo il 30-45% è trasformato in elettricità, il restante 55-70% è disperso sotto forma di calore; quasi un altro 10%, dell'energia elettrica generata è dispersa dalla rete di distribuzione elettrica. E quel poco che rimane lo ritrasformiamo in calore a bassa temperatura nel nostro scaldabagno... In tal modo abbiamo utilizzato un combustibile fossile (a elevata intensità energetica) per produrre calore ad altissima temperatura, sprecandone però oltre il 70%: decisamente un pessimo affare...
Se proprio non si può fare a meno di ricorrere a uno scaldacqua elettrico, bisognerà avere l'accortezza di regolare il suo termostato a 45°C in estate e a 60°C in inverno, programmandone l'accensione con un timer: lasciare infatti uno scaldabagno elettrico acceso 24 ore al giorno, a maggior ragione se per molte ore in casa non c'è nessuno, rappresenta uno spreco nello spreco...
Potendolo fare, si risparmierebbe sul consumo della lavatrice caricandola direttamente con acqua calda presa dal rubinetto del bagno anziché con acqua fredda. Considerando poi una media di 5 lavatrici la settimana, è possibile dire se il risparmio sarebbe o meno significativo?
Il suo è un ottimo ragionamento. Le lavatrici (ma anche le lavastoviglie) consumano infatti la massima quantità di energia proprio per riscaldare l'acqua, portandola dalla temperatura di acquedotto a quella che impostiamo col programma di lavaggio; solo una quantità assai più modesta di energia è impiegata per azionare il motore elettrico. Per ovviare a tale inconveniente, e migliorare le prestazioni energetiche di questi elettrodomestici, alcuni apparecchi in commercio dispongono di doppio attacco, ossia sono stati progettati non solo per ricevere l'acqua fredda ma dispongono anche di un secondo ingresso per l'acqua calda. Le lavatrici e le lavastoviglie che possono essere alimentate direttamente con l'acqua calda, prodotta da una caldaia a gas e/o da pannelli solari termici, forniscono una soluzione è estremamente vantaggiosa, tanto in termini ambientali quanto di bolletta energetica grazie alla notevole riduzione dei consumi di elettricità (quelli provocati dalla resistenza elettrica che ha il gravoso compito di riscaldare l'acqua all'interno della lavatrice). Peraltro, la possibilità di usare direttamente acqua calda consente di ridurre gli stessi tempi di lavaggio.
Purtroppo, ancora oggi, in Italia i modelli di lavatrice e lavastoviglie dotati del doppio attacco (acqua calda/acqua fredda) risultano poco diffusi e conosciuti, a differenza di quanto avviene in diversi altri paesi della stessa Unione Europea. Volendo quantificare i benefici ambientali ed economici dell'impiego di lavatrici a doppio attacco potremmo ipotizzare che queste permettano una riduzione dei consumi (legati all'utilizzo di questi apparecchi) dell'ordine del 50% o superiore. Oltre a ciò, sempre per restare sui dati di quanto sia possibile risparmiare su tali elettrodomestici occorre, però, non perdere di vista quanto pesi la classe di efficienza energetica degli apparecchi.
Il signor Luigi Cavaliere e diversi altri lettori ci hanno rivolto domande sull'attendibilità della pubblicità sull'efficienza energetica dei condizionatori a pompa di calore e più in generale su quale sia la più conveniente e la più ambientalmente sostenibile tra le diverse soluzioni per riscaldare e raffrescare un'abitazione. In questa risposta vengono affrontati tutti i dubbi espressi.
La questione è un po' più complessa di come certe aziende tendono a descriverla e giustamente vanno considerate tutte le fasi della filiera. Sono peraltro diverse le variabili che entrano in gioco e che dovrebbero essere considerate al fine di operare scelte corrette sul tipo di impianto di riscaldamento (e magari di raffrescamento) da adottare: ad esempio va tenuto conto del tipo di edifico che stiamo esaminando, come questo è stato costruito (tipo di materiali, spessore delle murature, caratteristiche dei materiali isolanti, sempre che questi siano stati usati, ecc...), tipologia di impianti di riscaldamento già presenti, possibilità di interventi strutturali, localizzazione e modalità di utilizzo dell'edificio, ecc.

Fatte queste brevissime considerazioni preliminari, occorre dire che le pompe di calore sono macchine efficienti, capaci di trasferire calore da un "ambiente" a temperatura più bassa (come potrebbe essere l'acqua presente nel sottosuolo o anche quella superficiale, o l'aria o il terreno) a uno a temperatura più alta (aria o acqua che sia). Il loro principio di funzionamento è di fatto simile a quello dei frigoriferi. Questo richiede ovviamente energia, dal momento che il calore naturalmente tende a passare dai corpi più caldi a quelli più freddi, come la fisica ci insegna. L'energia impiegata per far funzionare le pompe di calore è prevalentemente elettrica (pompe di calore elettriche); esistono però anche le pompe ad assorbimento di calore che impiegano gas.
Il vantaggio nell'uso delle pompe di calore deriva dalla loro capacità di fornire più energia (sotto forma di calore) di quella impiegata per il loro funzionamento in quanto estraggono (ossia sfruttano) il calore dall'ambiente esterno (aria o acqua che sia). L'efficienza di una pompa di calore è misurata dal coefficiente di prestazione indicato con la sigla C. O. P. (Coefficient Of Performance) che indica il rapporto tra l'energia prodotta (calore ceduto all'ambiente da riscaldare) e l'energia (elettrica) consumata per far funzionare la macchina. L'efficienza di una pompa di calore, nel funzionamento a freddo è misurata dall'Indice di Efficienza Elettrica EER (Energy Efficiency Ratio), Il C. O. P. è variabile a seconda del tipo di pompa di calore e delle condizioni di funzionamento e dovrebbe avere valori sempre superiori a 2,5. Questo vuol dire che per 1 kWh di energia elettrica consumato, fornirà almeno 2,5 kWh di calore al mezzo da riscaldare.
Le pompe di calore possono trovare applicazione nella climatizzazione degli ambienti nel settore residenziale, terziario e industriale, in alternativa ai sistemi convenzionali composti da caldaia più sistemi di raffrescamento. La stessa macchina, infatti, mediante una semplice valvola d'inversione, è in grado di scambiare tra loro le funzioni dell'evaporatore e del condensatore, fornendo così calore in inverno e fresco in estate (tipo reversibile). L'applicazione delle pompe di calore nella climatizzazione ambientale (riscaldamento e raffrescamento) può essere economicamente conveniente poiché comporta un minor tempo di ammortamento dell'impianto grazie ai maggiori risparmi sui costi energetici e al fatto di dover ricorrere a un unico impianto per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo.
La pompa di calore può essere utilizzata anche per la sola produzione di calore, per il riscaldamento degli ambienti, ma in questi casi vanno attentamente valutati aspetti gli economici e ambientali, confrontandoli con altri sistemi ad alta efficienza energetica quali, ad esempio, le caldaie a condensazione.
Una particolare tipologia di pompa di calore, assai interessante dal punto di vista energetico e ambientale, è quella geotermica capace di ricavare l'energia necessaria per il riscaldamento/raffrescamento attraverso l'acqua di falda o il terreno. Le pompe di calore geotermiche traggono vantaggio dal fatto che a poche decine di metri di profondità le temperature sono relativamente costanti durante tutto l'arco dell'anno. Ciò permette, di fatto, in inverno di recuperare calore per riscaldare un edificio e in estate di cedere calore per raffrescarlo. Questo scambio di calore avviene attraverso l'impiego delle sonde geotermiche abbinate a pompe di calore, che possono essere alimentate da energia elettrica o da gas metano. Nelle pompe di calore geotermiche l'energia immagazzinata nel sottosuolo è convertita in calore con rapporti che possono risultare estremamente vantaggiosi: per ogni unità di energia elettrica fornita si possono arrivare ad avere anche 4-5 unità di energia termica.
Alla luce delle precedenti considerazioni, e non solo, la risposta, su quale sia la soluzione migliore per riscaldare un appartamento, non può essere univoca e deve necessariamente tenere conto di una serie di variabili. Oggi più che in passato, infatti, si tende (correttamente) a considerare l'insieme "edificio-impianto" come un tutt'uno sul quale occorre intervenire in modo sinergico e dove non è detto che per conseguire le migliori condizioni di confort termico occorra agire sull'impiantistica ma, piuttosto, sui sistemi di isolamento.
Trattando il tema dell'energia con i miei alunni di scuola media, abbiamo raccolto le abitudini delle loro famiglie sul risparmio energetico. Mi sono trovata in difficoltà su un punto per il quale gli orientamenti e le convinzioni delle famiglie divergono, e chiedo a voi: qual è il modo migliore di utilizzare lo scaldabagno per evitare inutili consumi energetici?
Rosa Montalbano
Per una risposta puntuale sarebbe innanzi tutto importante capire se stiamo parlando di scaldabagni (scalda acqua) elettrici o a gas: si tratta, infatti, di due tipologie di impianti profondamente differenti e con performance energetiche assolutamente non equiparabili. Ancora oggi in Italia gli scaldabagni elettrici (boiler) rappresentano tra gli apparecchi che maggiormente pesano sui consumi elettrici nazionali. Recentemente si stimava che in Italia ci fossero circa 8 milioni di boiler elettrici, responsabili del consumo annuo di quasi 11 miliardi di kWh. Ossia l'energia prodotta, ogni anno, da una centrale della potenza (elettrica) di 1.600 MW.
Peraltro usare energia elettrica per riscaldare l'acqua, corrisponde a un vero e proprio massacro termodinamico: in pratica bruciamo combustibili fossili (che causano emissioni di gas climalteranti e inquinanti) in grandi centrali termoelettriche, del calore prodotto, ad alta temperatura, solo il 30-45% è trasformato in elettricità, il restante 55-70% è disperso sotto forma di calore; quasi un altro 10%, dell'energia elettrica generata è dispersa dalla rete di distribuzione elettrica. E quel poco che rimane lo ritrasformiamo in calore a bassa temperatura nel nostro scaldabagno... In tal modo abbiamo utilizzato un combustibile fossile (a elevata intensità energetica) per produrre calore ad altissima temperatura, sprecandone però oltre il 70%: decisamente un pessimo affare...
Se proprio non si può fare a meno di ricorrere a uno scaldacqua elettrico, bisognerà avere l'accortezza di regolare il suo termostato a 45°C in estate e a 60°C in inverno, programmandone l'accensione con un timer: lasciare infatti uno scaldabagno elettrico acceso 24 ore al giorno, a maggior ragione se per molte ore in casa non c'è nessuno, rappresenta uno spreco nello spreco...
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